Shapeless zine - Immortal Lands

Gli svizzeri Astrath si sono formati nel 2005. Nel 2006, è stato pubblicato il primo demo "True Astrath", seguito poco dopo dall'album autoprodotto "Enter My Domain". L'anno successivo, gli Astrath hanno suonato per la prima volta dal vivo. Sempre nel 2007, il gruppo ha realizzato il suo secondo demo "Immortal Lands". Attualmente siamo nel 2009, ed un secondo album è previsto per quest'anno. Nel frattempo, la band ci ha spedito una copia in CDr del loro demo del 2007. Sono lieto di poterlo presentare ai nostri lettori. E' un black ortodosso e battagliero, quello di "Trees Of Time". La qualità di registrazione, scadente ed antipatica, è funzionale al genere. In compenso, gli strumenti si sentono tutti, ed anche piuttosto bene. Si ha quindi modo di constatare come il basso non sia un abbellimento, ma svolga il suo lavoro con diligenza e capacità. La batteria è vigorosa, e l'esecuzione di Aganoth è molto sicura. Caratteristico della musica degli Astrath è l'utilizzo della melodia, intelligente e creativo: le due chitarre, forti di un'ottima intesa, danno vita a sezione piuttosto intriganti, creando armonie molto buone ma mantenendo sempre quell'aggressività che, nel black metal, non dovrebbe mai mancare. Le urla di Asteria sono violente e marce al punto giusto. Sin dalla prima canzone, gli Astrath si dimostrano un gruppo convinto e dotato di una certa personalità. "Dawn Of Freedom" conferma la predilezione di questi svizzeri per la melodia, ma anche per gli stacchi secchi e nervosi, tipici del loro stile. Addirittura, le composizioni sembrano "aprirsi" soprattutto quando la batteria si lancia nei numerosi e violentissimi blastbeat. Da sottolineare, nuovamente, il basso di Azael: questo strumento contribuisce sovente alla melodia. Le chitarre, nel frattempo, non smettono mai di proporre all'ascoltatore melodie avvincenti: in genere, il ruolo principale spetta ad una singola chitarra, mentre l'altra si limita ad accompagnare. Ma, come ho scritto nel brano precedente, alle volte i due strumenti svolgono in contemporanea un grande lavoro melodico. La personalità degli Astrath è evidente anche nella scelta di piazzare uno strumentale come seconda traccia in questo demo: una cosa insolita. "Legions Fall" è, in fin dei conti, una canzone abbastanza tradizionale. Black metal ortodosso senza particolari pretese, dotato forse di un dinamismo ritmico più vivace del solito. Ma, alla luce di quanto ascoltato nelle tracce precedenti, "Legions Fall" delude un po'. Questo perchè si dimostra priva di quel qualcosa in più, vuoi una struttura vagamente complessa, vuoi una melodia puntuale ed azzeccata. "Legions Fall" è un brano black metal senza infamia e senza lode, molto cupo ed oscuro. Probabilmente, questa canzone potrà soddisfare i puristi più intransigenti. Personalmente, mi sembra un compitino ben svolto, ma privo di particolarità. "Storm Of Death", nonostante il titolo inquietante, non inquieta più di tanto. Però è in possesso di un certo tiro, il che la rende apprezzabile. Peccato solo che spesso si assesti su ritmiche più lente e su successioni armoniche particolarmente marce, che ne frenano l'impatto. Dalla sua, "Storm Of Death" ha un'atmosfera davvero malata, capace di risvegliare nei nostri cuori gli incubi peggiori. Grazie a qualche spunto norvegese, mescolato a qualche idea presa in prestito dalla Legion Noire, gli Astraath hanno dato vita ad una canzone negativa ai massimi livelli. Particolramente suggestive le urla del cantante sull'arpeggio di chitarra. Una violenta desolazione che non potrà che essere amata dagli animi più perversi. Un'intermezzo inatteso, melodico e disteso, mi sembra invece fuori luogo. Insomma, "Storm Of Death" non è malvagia, però sembra il frutto di un copia ed incolla di idee. Da rivedere, e magari da ritoccare in più punti. Ah, ogni tanto l'esecuzione lascia un po' a desiderare, soprattutto dal punto di vista ritmico. Coda strumentale. Eccoci ora al brano che dà il titolo al demo. Deciso e sfacciato, "Immortal Lands" sembra riportarci ai fasti delle prime due canzoni. Dotato di una melodia triste, prende subito grazie al suo potere evocativo. Gli Astrath picchiano come forsennati, e questo connubio tra violenza esecutiva e potenziale atmosferico rendono la canzone davvero intrigante. A dire il vero, in questa occasione il black dei nostri si dimostra piuttosto ibrido, ma ha un fascino tutto suo. "Immortal Lands" risolleva la qualità del demo, che si era un po' afflosciata nel corso delle due tracce precedenti. Questi sono gli Astrath che vogliamo sentire: bravi, eroici e potenti. "Immortal Lands", demo del 2007 degli Astrath, raccoglie in sè tre composizioni davvero buone, e due di minor pregio. Da un lato, gli Astrath si dimostrano attenti a non scadere nel banale, decisi a sperimentare dotando il black ortodosso di un potenziale melodico inusuale; dall'altro, ogni tanto ripiegano sui soliti clichè, risultando scontati. Alcune volte, questa discontinuità è evidente anche all'interno di una singola canzone, che unisce momenti davvero ispirati ad altri più di maniera. E' chiaro comunque che gli Astrath non vogliano essere "il solito gruppo black". Amano il black, questo sì, però vogliono giocarsi delle carte che altri gruppi non osano buttare sul tavolo. Proprio per questa ragione credo che sia opportuno sostenere questa band, dato che dimostra chiaramente di sapere il fatto suo, e perchè non si limita a proporre ciò che già hanno suonato altri, ma mette la creatività sempre al primo posto. Magari i risultati non sono ancora spettacolari, ma sono passati due anni dalla pubblicazione del demo, e inoltre i musicisti sono giovani. Di conseguenza, penso che ci siano tutti i presupposti perchè considerare gli Astrath promettenti. Sosteniamoli. (Hellvis - Settembre 2009)

Voto: 7.5

Shapeless zine